All’ombra della Torre Eiffel

Agostino Coppola, Presidente Federazione Italiana cuochi in Francia

Classe 1975, nato il 20 marzo, Agostino Coppola è originario della Campania e, all’alba del suo cinquantesimo compleanno, è più che mai convinto della superiorità della cucina italiana di fronte a tutte le altre gastronomie del mondo. Non a caso, è Presidente della Federazione Italiana Cuochi in Francia, tra le delegazioni più attive (se non la più attiva) della confederazione fuori dai confini dello Stivale.
Agostino si definisce “uno a cui piace la cucina e che ama portare i valori dell’Italia, ovunque, non solo all’estero”. Ha cominciato a lavorare in pizzeria quando era ancora molto giovane ma, come dichiara lui stesso: “Lo facevo per perdere un po’ di tempo con zii, cugini e amici”. Non ha frequentato l’alberghiero, bensì l’ITIS, e allora la prima domanda di questa chiacchierata sorge spontanea.
 
Come ti sei appassionato al mondo della cucina?
Merito di mio padre. Sia chiaro: non era un cuoco ma cucinava ogni tanto e, quando cucinava, mi trasmetteva una bella sensazione. Avevamo alcuni terreni a Battipaglia e spesso andavamo lì, anche senza mia madre. Così, all’età di 11-12 anni ho iniziato anche io a cucinare, per gioco, per stare con lui facendo cose semplici.
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E la tua prima vera esperienza in cucina qual è stata?
Sicuramente, quella del 1994 con Annamaria Nocera all’Isola d’Elba. Prima di allora, ero solo andato spesso a far visita al mio padrino di battesimo che aveva un ristorante a Crema che si chiamava “Marechiaro”.
Beh, un nome, una garanzia: era originario di Tramonti? So, infatti, che quasi tutte le pizzerie nate grazie a pizzaioli di Tramonti fuori dalla Costiera Amalfitana si chiamano così.
No, non lui ma il proprietario che faceva di cognome Giordano. Poi, lo ha rilevato lui e ora non è più attivo.
 
E, invece, come ti avvicini alla Federazione Italiana Cuochi?
Mi sono avvicinato alla FIC a fine anni ’90 grazie a Fabio Tacchella, che era lo chef della Nazionale Italiana Cuochi. Sin da giovane, io amavo molto Vissani che era legato alla Federazione; poi, seguendo la Federazione, mi sono avvicinato alla Nazionale italiana cuochi e così sono rimasto affascinato da questo mondo.
Dal 2003 al 2006 sono stato iscritto alla sezione di Castellammare perché lavoravo a Sorrento; successivamente, mi sono trasferito in Belgio e lì non sono stato più socio.
 
E dal Belgio sei arrivato in Francia.
Sì, a fine 2011: ho avuto 4 attività che ho poi interrotto nel periodo del Covid, soprattutto però per la difficoltà di gestire il personale. Dal 2018, però, ho iniziato a partecipare ai Campionati di cucina e, dunque, mi sono riavvicinato alla FIC.
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So che oggi, nel tuo lavoro, porti anche gli associati della Federazione: perché?
Quattro anni fa ho iniziato a collaborare con Carniato, un importante distributore di prodotti italiani per alcune degustazioni di gastronomia “tricolore” in Francia.
Successivamente, Carniato mi ha chiesto se volessi diventare responsabile qualità della selezione dei prodotti e iniziare un percorso di affiancamento ai ristoratori per comprendere con loro quali prodotti scegliere per le loro referenze e come utilizzarli al meglio.
Con Carniato, come FIC, collaboriamo inoltre al Roland Garros, al parco Disneyland e anche in altri appuntamenti importanti.
Ho coinvolto la Federazione perché credo molto nell’associazionismo e lo porto sempre con me, nelle mie collaborazioni professionali.
 
Come coinvolgi gli associati in Francia?
La FIC in Francia è sempre esistita ed è la più attiva di tutte le associazioni estere: basti pensare che ha realizzato 22 eventi nel 2024. La maggior parte del reclutamento è facile: si avvicinano loro a me perché si sente il desiderio di team.
Poi, quando arrivano i riconoscimenti, è ancora più semplice.
Quest’anno a Rimini abbiamo vinto la medaglia d’oro ai Campionati di cucina e lo abbiamo fatto con chef italiani. In passato, si vinceva comunque ma con una differenza: c’era un cuoco italiano in squadra e poi tutti gli altri erano docenti di cucina e chef stellati; io, invece, nella mia nazionale ho solo un cuoco francese e tutti italiani.
Come dire: non mi piace vincere facile!
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Beh, però, se dici così, vuol dire che pensi che i Francesi tutto sommato cucinino meglio…
Ovviamente no (sorride, ndr). Ma quando tu metti un cuoco francese a fare cucina gourmet ed è uno chef stellato, come fa a non vincere in una competizione?
Noi, invece, le stelle le vediamo solo in cielo!
 
Lo dici perché sei innamorato della nostra cucina?
Sicuramente, ma lo dico anche perché l’ho sperimentato come cuoco e come imprenditore: la cucina italiana all’esteroè la più amata, perché è semplice, semplicissima. Arrivi in un posto e puoi far mangiare 100 persone in poco tempo e farli star bene.
 
Qual è secondo te il futuro della cucina italiana?
Dipende da noi, solo da noi. Se veramente ci teniamo e riusciamo a farla restare semplice, continuerà a brillare.
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di Antonio Puzzi

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