PIZZA E PASTA ITALIANA

Since 1989

PIZZA E PASTA ITALIANA

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Mensile di Pizza, Pasta, Enogastronomia e Cultura

Pizza e Pasta italiana

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Editoriale del Mese

Ho sempre avuto una grande passione per le parole. Ci sono parole che sembrano essere “piene”, rotonde come una pizza e cariche di ingredienti. Una tra queste, che mi affascina da qualche anno è “contaminazione”.
 
Ho iniziato a subirne il fascino da quando ho scoperto, con il Covid, che essere “positivo” poteva avere anche una valenza “negativa”. E che era tutta colpa della “contaminazione”. In pratica, se due respiri si incontravano a distanza ravvicinata, c’era il rischio che uno dei due trasmettesse all’altro qualche malanno. Sia chiaro: ciò accadeva anche prima del Covid ma, a livello generalizzato, questa presa di coscienza ha fatto capolino solo nel 2020.
 
A chi, come me, ha qualche conoscenza di antropologia culturale, questa riflessione ha aperto un mondo. Da circa due secoli, infatti, l’antropologia si occupa di “contaminazione”, intendendo con questo termine le “influenze” reciproche, gli scambi che si compiono tra due società che entrano in contatto tra loro. Sin da quando questo concetto è entrato a far parte in maniera importante degli studi d’antropologia, ha sempre significato non perdita d’identità bensì arricchimento sociale. Cosa c’entri questo con la pizza è presto detto: in questo numero, parliamo di quegli impasti che si sono contraddistinti nel cuore dell’Italia, compiendo un viaggio tra Toscana e Lazio, Abruzzo e Molise, Marche e Umbria. Più degli altri, questi “pezzi di cuore” sono frutto di contaminazioni perché tengono insieme le conoscenze del nord e quelle del sud, riadattate ai gusti di un pubblico sempre più internazionale: è questa la contaminazione che ci piace e che impreziosisce il nostro quotidiano. E che oggi è a rischio. Perché? Se potete fare la pizza e deliziare i vostri clienti, è merito di quella contaminazione che si basa su due ingredienti fondamentali: la biodiversità e la pace. Se uno dei due viene a mancare, nessuna azione di marketing, potrà avere un buon esito. Ecco, ora uno dei due elementi si sta già sgretolando (la pace) e l’altro rischia di scomparire d’emblée a causa di una contaminazione che dovremmo proprio evitare: quella delle radiazioni nucleari. Possiamo fare qualcosa? Certo! Chiedere, in ogni spazio a nostra disposizione, che i “signori della Terra” non parlino più con missili e messaggi unidirezionali ma che si seggano intorno a un tavolo, magari rotondo. Proprio come una pizza.
Ora basta.
 
Un affettuoso saluto di pace,
nio
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di Antonio Puzzi

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