PIZZA E PASTA ITALIANA

Since 1989

PIZZA E PASTA ITALIANA

Since 1989

Mensile di Pizza, Pasta, Enogastronomia e Cultura

Pizza e Pasta italiana

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Editoriale del Mese

Il 17 marzo 1986 l’Italia si trovò catapultata in un incubo: lo scandalo del vino al metanolo. In Lombardia, Piemonte e Liguria, 23 persone trovarono la morte in pochi mesi per avere bevuto vino di una cantina di Narzole, nella “provincia granda”, il Cuneese. Molte altre invece diventarono cieche o manifestarono danni neurologici. I titolari dell’azienda avevano infatti aggiunto al vino dosi molto elevate di metanolo per alzarne la gradazione alcolica, ignorando il fatto che il metanolo, pur essendo molto simile nell'aspetto, nell'odore e nel sapore all'etanolo, è estremamente tossico per l'organismo umano se assunto in quantità elevate.
 
A seguito dello scandalo del vino al metanolo, ci fu una profonda sensibilizzazione nell'opinione pubblica, al punto da portare alla nascita del Nucleo Anti Sofisticazione dei Carabinieri (NAS) e di molte associazioni di consumatori che iniziarono a interessarsi in maniera più attenta al cibo. Si racconta che fu in quel periodo che un piccolo nucleo di viticoltori della stessa provincia in cui aveva avuto origine lo scandalo ma che nulla avevano a che vedere con quella frode alimentare si recarono a Bra per incontrare Carlo Petrini, che si occupava di cultura gastronomica dal 1977, scrivendo per i principali quotidiani e periodici nazionali, chiedendogli di “fare qualcosa”. Carlin aveva fondato all’inizio degli anni ’80 la “Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo” e non ebbe dubbi nel trasformarla, nella notte tra il 26 e 27 luglio del 1986, in Arcigola. Da qui, poi, grazie ai rapporti stretti con Stefano Bonilli, nel dicembre dello stesso anno nacque l’inserto de “Il Manifesto” denominato “Gambero Rosso”. Va detto che fino ad allora, a interessarsi del tema cibo erano stati in pochi: i primi tentativi di identificare l’origine dei prodotti sono attribuibili a un funzionario del ministero dell’agricoltura, Rolando Ricci, che negli anni ’50 del Novecento ideò il marchio DOC per i vini, il quale però fu ufficialmente riconosciuto solo con il Decreto Legge del 12 luglio 1963. Sempre negli anni ’50, e per la precisione nel 1953, il giornalista Orio Vergiani fondò l’Accademia Italiana della Cucina, guidandola fino alla sua morte nel 1960. L’Accademia si interessava soprattutto alle ricette tradizionali del Belpaese, realizzando nel 1961 la prima Guida ai ristoranti. Arcigola, Gambero Rosso e, dal 10 dicembre 1989, Slow Food si posero invece da subito come mediatori tra produttori e consumatori, avanzando la possibilità a questi ultimi di diventare essi stessi coproduttori, ovvero persone in grado di orientare il mercato. Erano gli stessi anni in cui muoveva i primi passi la rivista che oggi avete tra le mani. Furono gli anni del grande rinascimento dell’enogastronomia italiana, messa sotto scacco da un gesto sciagurato e in grado, come la fenice, di risorgere dalle ceneri.

Da quel momento, l’attenzione per il cibo è stata in costante crescita, popolando sempre più le pagine dei giornali prima, la televisione poi, i social nella contemporaneità. Dobbiamo dunque molto a Ricci, Vergiani, Bonilli e Petrini per avere avuto la grande intuizione e soprattutto la grande capacità di diffondere al mondo la visione di un’Italia “buona, pulita e giusta”. Oggi vantiamo 5540 prodotti agroalimentari tradizionali censiti e diffusi in tutte le Regioni italiane (dati 21 marzo 2022) e già questo è, di per sé, un grande successo.  
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di Antonio Puzzi

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