PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

THE ITALIAN PIZZA PAPER FOR WORLD PIZZA PEOPLE

Pizza e Pasta italiana

Cambiamo forma,cambiamo veste, cambiamo lessico… ma restiamo ciò che siamo da sempre: la rivista italiana della pizza e della pasta per la “gente di pizza e di pasta” di tutto il pianeta. Lo facciamo per dire a chi ci legge che per costruire il futuro è possibile partire dal cibo, che è – e sarà – la nostra vera... PEPITA.

Entrèe

Mediterraneo sarò un inguaribile romantico ma per me l’estate è tutta qui: il sole che si avvicina lentamente al mare, come per sfiorarne le labbra in quello che è un infinito primo bacio. E un orizzonte che si fa sempre più visibile, quasi tangibile e che vince il limite razionale della distanza.

Non sono né il primo né il più bravo e certamente non sarò neppure l’ultimo a essere innamorato del Mediterraneo: protagonista silenzioso delle nostre vite, letteralmente “mare tra le terre”, da sempre culla dei popoli e scrigno di biodiversità. “Mediterraneo da scoprire”, cantava un giovane Pino Mango in uno dei suoi brani più celebri, in cui è racchiusa l’essenza stessa di ciò che il Mediterraneo è: “da vedere e da mangiare”, certo. Ma anche luogo di preghiera e di morte, perché negli ultimi decenni abbiamo tradito la sua vocazione dialogica per trasformarlo in posto di frontiera tra la vita e la sua assenza, la democrazia e la tirannia, l’opulenza e la povertà, dimenticando che censo e origine non sono metri di giudizio per essere considerati umani.
Si dovrebbe, allora, tornare a studiare con maggior convinzione il Mediterraneo nelle scuole e, magari, anche dal vivo, per sapere che il porto di Tunisi e quello di Mazara del Vallo parlano la stessa lingua; che il couscous e la fregola sono imparentati; che senza l’Anatolia non avremmo mai imparato a domesticare l’olivo. Sì, ci basterebbe saperlo, anche senza conoscerne il perché, per capire dove ci stanno guidando le derive sovraniste e assolutiste delle Nazioni. E anche la nostra incapacità di ammettere che abbiamo un solo pianeta a disposizione e che ne stiamo usando a dismisura le risorse.

In fondo, nelle nostre case basta accendere un climatizzatore per allentare il caldo, almeno fino a quando avremo energia sufficiente per alimentarlo. Allora, si fanno vive nella mia memoria, oggi più che mai, le parole di Toro Seduto, capo Sioux che, a metà Ottocento, mentre era in corso uno dei vari tentativi di genocidio dei nativi Americani, disse: "Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche".
 
Nio
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di Antonio Puzzi