Pizza e Pasta italiana
Cambiamo forma,cambiamo veste, cambiamo lessico… ma restiamo ciò che siamo da sempre: la rivista italiana della pizza e della pasta per la “gente di pizza e di pasta” di tutto il pianeta. Lo facciamo per dire a chi ci legge che per costruire il futuro è possibile partire dal cibo, che è – e sarà – la nostra vera... PEPITA.
Entrèe
Mediterraneo sarò un inguaribile romantico ma per me l’estate è tutta qui: il sole che si avvicina lentamente al mare, come per sfiorarne le labbra in quello che è un infinito primo bacio. E un orizzonte che si fa sempre più visibile, quasi tangibile e che vince il limite razionale della distanza.
Non sono né il primo né il più bravo e certamente non sarò neppure l’ultimo a essere innamorato del Mediterraneo: protagonista silenzioso delle nostre vite, letteralmente “mare tra le terre”, da sempre culla dei popoli e scrigno di biodiversità. “Mediterraneo da scoprire”, cantava un giovane Pino Mango in uno dei suoi brani più celebri, in cui è racchiusa l’essenza stessa di ciò che il Mediterraneo è: “da vedere e da mangiare”, certo. Ma anche luogo di preghiera e di morte, perché negli ultimi decenni abbiamo tradito la sua vocazione dialogica per trasformarlo in posto di frontiera tra la vita e la sua assenza, la democrazia e la tirannia, l’opulenza e la povertà, dimenticando che censo e origine non sono metri di giudizio per essere considerati umani.
Si dovrebbe, allora, tornare a studiare con maggior convinzione il Mediterraneo nelle scuole e, magari, anche dal vivo, per sapere che il porto di Tunisi e quello di Mazara del Vallo parlano la stessa lingua; che il couscous e la fregola sono imparentati; che senza l’Anatolia non avremmo mai imparato a domesticare l’olivo. Sì, ci basterebbe saperlo, anche senza conoscerne il perché, per capire dove ci stanno guidando le derive sovraniste e assolutiste delle Nazioni. E anche la nostra incapacità di ammettere che abbiamo un solo pianeta a disposizione e che ne stiamo usando a dismisura le risorse.
In fondo, nelle nostre case basta accendere un climatizzatore per allentare il caldo, almeno fino a quando avremo energia sufficiente per alimentarlo. Allora, si fanno vive nella mia memoria, oggi più che mai, le parole di Toro Seduto, capo Sioux che, a metà Ottocento, mentre era in corso uno dei vari tentativi di genocidio dei nativi Americani, disse: "Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche".
Nio
di Antonio Puzzi
Selezione
Un prezioso condensato di oltre 30 anni di esperienza, ricerca e confronti sui temi a noi più cari: Pizza, Pasta, Enogastronomia e Cultura.
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