Pomodori del Vesuvio
Biodiversità e identità di un territorio
La Campania è una delle regioni italiane più ricche di biodiversità agricola, un patrimonio costruito nel tempo attraverso la selezione operata dagli agricoltori e il rapporto stretto tra varietà locali e ambienti di coltivazione.
Nel caso del pomodoro, la ricchezza varietale è particolarmente significativa: nella banca del germoplasma regionale sono conservate 62 varietà locali, testimonianza di una storia agricola fatta di adattamenti, conoscenze tramandate e capacità di conservare caratteristiche uniche.
Ne abbiamo parlato con Patrizia Spigno, agronoma e Presidente Slow Food Campania, che ci ha guidato nel mondo del Pomodorino del Piennolo, una delle espressioni più riconoscibili dell’agricoltura vesuviana. Un prodotto che nell’immaginario collettivo viene associato alla caratteristica forma ovale, al cosiddetto “pizzo” - il mucrone all’apice del frutto - e alla conservazione a grappoli appesi ma che in realtà comprende una biodiversità più ampia.
Non esiste infatti un’unica varietà di pomodorino del Piennolo: nel corso dei decenni, gli agricoltori custodi delle diverse aree del Vesuvio hanno selezionato ecotipi differenti, spesso identificati con nomi locali, capaci di rispondere a esigenze agronomiche e produttive diverse.
All’interno della banca del germoplasma sono presenti circa 13-14 tipologie riconducibili alla tradizione del Piennolo, mentre il disciplinare della DOP comprende varietà storiche come Fiaschella, Lampadina, Patanara, Principe Borghese e Re Umberto.

