Il Natale italiano, oltre lo Stivale

Un volume di consumi interno che vale 195 milioni di euro, 50 milioni di unità prodotte ed esportazioni che toccano quota 500 milioni di euro, con Francia, Germania e Gran Bretagna come principali mercati europei, e Stati Uniti, Cina e Paesi mediorientali tra i primi importatori extraeuropei: sono i dati (fonte Conpait) che fotografano l’universo dei dolci natalizi (panettoni e pandori, su tutti, visto che torroni e altre specialità cedono il passo) prodotti in Italia.
Ma cosa succede fuori dai confini nazionali? È possibile cioè tratteggiare un quadro di produttori italiani all’estero? La domanda non è banale se, a guardare la classifica dei maggiori produttori mondiali di panettoni, risulta che il nostro Paese (dove la ricetta è nata ed è tutelata con il decreto del 22 luglio 2005) è solo al terzo posto, dietro a Brasile e Perù. Guardare cosa accade all’estero non è tuttavia solo una questione di numeri ma consente anche di riflettere sull’identità stessa del prodotto che non necessariamente una volta fuori dal nostro Paese perde la propria italianità e che finisce per essere anche un simbolo di appartenenza ad una comunità oltre che, semplicemente, un “affare di gusto”. Ecco allora una carrellata sulle storie più rappresentative delle sorti del panettone nel mondo.
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Brasile
Con una produzione media annua di 200 milioni di pezzi (il quadruplo di quella italiana), il Brasile è il maggior produttore mondiale di panettone. Una capacità basata sulla standardizzazione (realizzata sulla sostituzione della madre acida con lieviti selezionati) e che deve molto all’abilità imprenditoriale della famiglia Bauducco, la cui storia è quella tipica dell’emigrazione italiana di metà ‘900. Carlo Bauducco, piemontese di origine, arrivò a Minas Geiras (San Paolo), insieme alla moglie Margherita e al figlio Luigi e iniziò a produrre panettone in una piccola pasticceria, seguendo una ricetta di famiglia. Nel 1962, aprì la prima fabbrica e, nel tempo, il marchio è divenuto un impero globale. Nel 2001, l’azienda ha acquisito il suo principale concorrente, Visconti, consolidando la sua leadership di mercato con il 70% del segmento del panettone. Nel 2018 è stato aperto il primo stabilimento internazionale a Miami e, nel 2026, la famiglia ha portato la produzione direttamente negli Stati Uniti, con il nuovo stabilimento di Zephyrhills, in Florida.
 
Perù
La storia del panettone in Perù segue ancora una volta i destini degli emigrati italiani ed in particolare quello di Pietro D’Onofrio che, partito dalla provincia di Caserta a fine ‘800, arrivò in Sud America dove si dedicò inizialmente alla vendita di gelato con un carrettino (secondo la leggenda pare che facesse i gelati utilizzando la neve delle Ande), poi allargò il proprio business includendo anche cioccolata e dolci. Il figlio Antonio, rilevata l’azienda negli anni ’60, decise di dedicarsi al panettone e siglò un accordo con Alemagna che gli consentì di ottenere la ricetta originale e il diritto di utilizzare la caratteristica confezione dell’azienda milanese. Ad oggi, D’Onofrio (che ha venduto a Nestlè) è un’industria fiorente, tra i leader di mercato nel Paese, anche se la ricetta punta molto sulla “peruvianità”.
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Australia
Il maggiore produttore australiano è “Ital Biscuits”: a fondare l’azienda nel 1972 è stato Giorgio Angele, emigrato in Australia dal Salento che, nonostante una serie di difficoltà iniziali (la carenza di pasticceri specializzati e il fatto che il Natale australiano cada in piena estate), riuscì nell’obiettivo prefissato, quello di produrre un autentico panettone italiano nel Paese. L’azienda è oggi ancora attiva e rappresenta un riferimento nel paese.
 
Stati Uniti
Nel 1992 Antonino, detto Nino Settepani, nato in Sicilia, dopo aver lavorato in una serie di locali e bakery, apre a Williamsburg, quartiere di tendenza a Brooklyn (New York), il “suo” forno. Propone il panettone tutto l’anno, affiancando al classico, ricette diverse con Nutella, melagrana, pistacchio e mela, per venire incontro al palato americano. Da Brooklyn, l’attività si è ampliata e oggi Settepani comprende un caffè e un ristorante.
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Canada
È Montréal la città canadese che ha saputo più di altre accogliere il panettone. Due le insegne da citare. La prima è “Viva Panettone” ed è stata fondata nel 2021, tra gli altri, da Anthony Daniele, di origine italiana. L’azienda utilizza lievito madre centenario, proveniente dalla famiglia Morandin in Piemonte e la lavorazione complessiva del prodotto richiede oltre 72 ore. Il secondo nome è quello di “Arte & Farina”. Fondata dallo chef Sandro Carpené (insieme a Mirko D’Agata), originario di Bassano del Grappa e arrivato in Québec nel 2010, guarda alla tradizione italiana unendo ad essa ingredienti e prodotti del Québec: così, oltre alla versione classica del panettone, eccone una decisamente più nordamericana con acero, mela, mirtillo e mandorla.
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by Caterina Vianello

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