Il Natale italiano, oltre lo Stivale
Un volume di consumi interno che vale 195 milioni di euro, 50 milioni di unità prodotte ed esportazioni che toccano quota 500 milioni di euro, con Francia, Germania e Gran Bretagna come principali mercati europei, e Stati Uniti, Cina e Paesi mediorientali tra i primi importatori extraeuropei: sono i dati (fonte Conpait) che fotografano l’universo dei dolci natalizi (panettoni e pandori, su tutti, visto che torroni e altre specialità cedono il passo) prodotti in Italia.
Ma cosa succede fuori dai confini nazionali? È possibile cioè tratteggiare un quadro di produttori italiani all’estero? La domanda non è banale se, a guardare la classifica dei maggiori produttori mondiali di panettoni, risulta che il nostro Paese (dove la ricetta è nata ed è tutelata con il decreto del 22 luglio 2005) è solo al terzo posto, dietro a Brasile e Perù. Guardare cosa accade all’estero non è tuttavia solo una questione di numeri ma consente anche di riflettere sull’identità stessa del prodotto che non necessariamente una volta fuori dal nostro Paese perde la propria italianità e che finisce per essere anche un simbolo di appartenenza ad una comunità oltre che, semplicemente, un “affare di gusto”. Ecco allora una carrellata sulle storie più rappresentative delle sorti del panettone nel mondo.

