La rivoluzione della complicità

Sasà Martucci e Giovanna Orciuoli: i Masanielli

C’è un ingrediente invisibile che rende una pizza memorabile, ed è lo stesso che tiene in piedi le grandi aziende familiari italiane: l’equilibrio. In un settore come quello della ristorazione, fatto di ritmi frenetici, weekend sacrificati e una dedizione che non conosce orari, la domanda sorge spontanea.
 
Come si costruisce una famiglia? Come si progetta un futuro insieme quando il “tempo libero” è un concetto astratto e la passione professionale rischia di assorbire ogni cellula di energia?
 
Il tema va ben oltre l’accezione romantica. Per sviscerarlo, è necessario posare lo sguardo oltre il bancone di marmo e le luci soffuse della sala, esplorando quel sottile confine dove il lavoro finisce e la vita privata ha inizio. A Caserta, varco la soglia di casa Martucci in un momento di elettricità pura. Non è la solita calma domestica e “febbricitante” attesa. Dopo i successi macinati in via Antonio Vivaldi, che hanno consacrato Sasà nell’olimpo dei maestri internazionali della pizza, fervono i preparativi per l’imminente apertura milanese. Un traguardo di non poco conto, che carica l’aria di adrenalina, sogni e, inevitabilmente, una dose massiccia di responsabilità. In questo incontro, Sasà Martucci, anima di “I Masanielli” e la sua compagna Giovanna Orciuoli, aprono le porte della propria quotidianità per raccontare come il successo imprenditoriale e l’armonia sentimentale possano viaggiare sullo stesso binario, senza deragliare. Non è solo la storia di un amore nato tra i banchi di lavoro ma il ritratto sincero di cosa significhi, oggi, “mettere su famiglia” navigando tra le tempeste di un sistema economico che spesso dimentica di tutelare il cuore pulsante delle imprese.
 
Nel mondo della coppia, il lavoro è un membro effettivo della famiglia. «La pizzeria è per noi una figlia», raccontano. Una creatura da accudire, educare e far crescere, ma senza mai perdere di vista l’umanità che c’è dietro ogni disco di pasta.
«Non avremmo mai potuto essere una coppia se non ci fossimo prima stimati. All’inizio di tutto, c’era una forte stima lavorativa tra noi che ci ha permesso di diventare i nostri primi critici ed i nostri primi fans, trasformando pian piano il nostro rapporto. Io apprezzavo molto la sua lungimiranza, la sua ambizione. Lui, di contro, essendo io una sua dipendente, ben considerava il mio impegno quotidiano e mi spingeva a studiare ed a migliorare sempre di più», precisa Giovanna.
pizza-(1).png
Questa dinamica di crescita reciproca ha eliminato sul nascere i rischi di una gerarchia affettiva disfunzionale, sostituendola con una meritocrazia del cuore.
«Lavorare insieme è necessario. È un bel compromesso. Abbiamo gli stessi obiettivi nel bene e nel male. Fin dalle nostre prime cene insieme, i discorsi cadevano inevitabilmente sulla reciproca visione professionale. Il nostro non è mai stato un semplice “parlare di lavoro”, ma un confronto creativo teso a voler costantemente alzare l’asticella», fa eco Sasà.
 
Giovanna, perno della sala e sommelier di importante formazione, con la sua preziosa esperienza pregressa da dipendente nel comparto Ho.Re.Ca., porta nel binomio una prospettiva fondamentale: quella di chi sa guardare l’azienda dall’interno della macchina operativa. Questa sua sensibilità aiuta a mediare, a comprendere le dinamiche del team e a umanizzare i processi produttivi. «Dopo tanti anni, siamo maturati molto sia come coppia che lavorativamente», spiegano. Se sorge un problema in pizzeria, lo affrontano con la stessa maturità con cui discutono di una faccenda domestica, cercando di applicare una compartimentazione stagna: il lavoro non si porta a casa e la casa non si porta al lavoro. Alla base di questo equilibrio c’è una convinzione profonda, quasi filosofica: fondamentale è imparare a bastarsi per conservare la stabilità. Sasà e Giovanna, nel rispetto l’uno dell’altra, conservano spazi, hobbies, amici, rivendicando l’importanza di stare bene anche da soli. Questa indipendenza è il collante più forte. «Non si decide di stare accanto a qualcuno per colmare un vuoto o per “bisogno” logistico. Non si sta con una persona per cambiarla, ma per essere un plus. Ognuno di noi è felice se l’altro è felice e si è felici solo se la persona che ti è accanto ti fa sentire te stesso, sempre. Siamo rimasti due individui distinti seppur perfettamente intersecati», emerge con forza dalla loro storia.
 
Un concetto che sembra elementare sulla carta ma che, nella pratica, richiede una considerazione vicendevole, la protezione dei propri spazi singoli ed una comunicazione ininterrotta e sincera. È la teoria dei due interi che si uniscono, invece di due metà che si cercano. Con l’arrivo del piccolo Paolo, che oggi ha 9 mesi, il tema della conciliazione vita-lavoro è passato da teoria a pratica quotidiana. Gestire un neonato mentre si progetta l’espansione di un brand richiede scelte concrete e coraggiose.
 
La nascita di un figlio rimescola le priorità e impone una riorganizzazione dei tempi che, nel mondo della ristorazione, è simile a un puzzle ad alta difficoltà. Qui il discorso si sposta sul piano sociale e strutturale. La gestione dei figli nel mondo della ristorazione non può essere lasciata al caso o al solo sacrificio dei nonni che, pur rimanendo una risorsa preziosa, non possono sopperire alle carenze di un sistema che non prevede tutele per chi lavora quando gli altri riposano. Investire su figure di supporto referenziate per Sasà e Giovanna non è un semplice costo di gestione ma una vera e propria capitalizzazione sulla qualità del tempo familiare e sulla serenità lavorativa.
pasta.png
«Per quanto il nostro team sia serio ed affidabile, è necessaria la mia presenza al locale. Abbiamo provato con la scuola ma non è il periodo climaticamente adatto per l’inserimento di un bambino; poi, con babysitter private, ma adesso abbiamo delegato la ricerca ad un’agenzia specializzata che ovviamente, ha un costo di servizio maggiore rispetto al semplice passaparola», chiarisce Giovanna.
 
Tuttavia, il loro sguardo si fa critico quando si passa ad analizzare il contesto istituzionale italiano. Il settore della ristorazione è uno dei pilastri dell’economia e del turismo nazionale, eppure le politiche di sostegno alle famiglie che operano in questo comparto appaiono spesso anacronistiche o insufficienti.
«Investiamo sul personale sia a casa che in pizzeria ma siamo consapevoli di quanto il sistema spesso manchi di bonus o aiuti concreti per le imprese familiari. Per carità, non ci lamentiamo, ma il welfare aziendale in Italia è ancora un terreno arido, soprattutto per chi fa ristorazione. Allo stato chiederei più interesse, attenzione, ma soprattutto, conoscenza interna del settore», sottolinea Sasà.
 
Non si tratta solo di sgravi fiscali ma di una comprensione profonda delle dinamiche del comparto. Una flessibilità nei servizi per l’infanzia o incentivi per la creazione di asili aziendali o interaziendali nei distretti della ristorazione, potrebbero cambiare radicalmente la vita di migliaia di professionisti che oggi si trovano costretti a scegliere tra carriera e famiglia. Sasà e Giovanna hanno scelto di non scegliere ma di costruire una terza via, basata sull’organizzazione e sull’investimento privato, consapevoli però che non tutti hanno le stesse possibilità. Dalle corse logistiche tra Caserta e Milano ai progetti condivisi a tarda notte, quella dei due è la storia di un legame lievitato con pazienza, che trasmette un messaggio chiaro, semplice e preciso. Possono cambiare le geografie ma la bussola resta la stessa: la complicità.
mandolin.png
autore.jpg

di Annatina Franzese

La rivoluzione della complicità

C’è un ingrediente invisibile che rende una pizza memorabile, ed è lo stesso che tiene...

La cucina italiana: un amore di cucina

Nelle scorse settimane si è sentita in giro una domanda cui in pochi hanno risposto....

Confine

La prima volta che ho incontrato Francesco Capece era un giovane di straordinario...

OBA

El Anbri Abdessamad, per tutti semplicemente Oba, un pizzaiolo appassionato, un...

La Cucina Italiana

Il 10 dicembre scorso l’Unesco ha promosso la cucina italiana a “Patrimonio...