Sara e Mario due cuori e una pizza (in teglia)
La pizza è condivisione, gioia, amicizia. Ma è anche amore, perché intorno alla pizza storie d’amore ne sono nate tante e altrettante si sono rafforzate e consolidate. La pizza si ama, non le si può solo voler bene, e da questa passione condivisa spesso nascono nuovi format e locali, aziende familiari che sono il vanto di un’Italia vera.
Un po’ come la storia d’amore (per la pizza) di Sara Longo e Mario Panatta, mani e volto di “Pizza Chef” a Roma, una delle pizzerie al taglio più rinomate della capitale, che dieci anni fa hanno portato nel quartiere appio-tuscolano la pizza in teglia gourmet, sfidando le abitudini dei residenti e anticipando quello che sarebbe stato il futuro della pizza in teglia romana. Un’idea che nasce intorno alla tavola, perché Sara e Mario sono due buongustai, cuoca lei già attiva nelle cucine di diverse trattorie e ristoranti di Roma da giovanissima, amante della buona tavola lui, che non aveva nessuna familiarità con questo mondo. La pizza è stata la folgorazione: tonda, contemporanea, romana o in teglia, non importa la forma ma la sua idea; così, passando da un assaggio a un altro, la coppia decide di suggellare questo loro amore per l’impasto e con l’impasto.
Mario e Sara, quando vi siete avvicinati alla pizza, è stata una scelta condivisa?
Venivamo da due mondi distanti e diversi, ci ha unito lavorativamente l’amore per la buona cucina e soprattutto per la pizza: la cosa bella è che è nato tutto in modo casuale e naturale. Ci abbiamo scommesso e ci abbiamo provato, eravamo entrambi convinti che la pizza poteva essere il nostro futuro insieme.
Qual è stato il vostro percorso prima di “Pizza Chef”?
Per prima cosa, abbiamo cominciato a fare una serie di corsi su tecniche e gestione di impasti e la direzione è sempre stata quella della pizza in teglia. Un percorso lungo fatto di studio, ricerca e tante prove. L’inizio fu all’estero: ci eravamo trasferiti in Egitto e avevamo aperto una piccola pizzeria al taglio e qui ci siamo veramente sperimentati come pizzaioli. Al rientro in Italia, ci siamo imbattuti in “Pizza Chef”, che era in origine una classica pizzeria di quartiere anche mal tenuta e con continui cambi di gestione. All’inizio aiutavamo i proprietari tra impasti e condimenti, poi abbiamo deciso di rilevarla e di cambiarne il destino (compreso il nostro).
Perché secondo voi la vostra pizza piace così tanto ed è anche apprezzata nel settore? Come la definireste?
Questo dovresti dircelo tu! Sicuramente siamo riusciti a realizzare il nostro sogno, quello di una pizza in teglia buona, di qualità, creativa e ricercata. Ma per i primi tempi non è stato facilissimo: abbiamo dovuto risanare la reputazione della pizzeria e poi gli abitanti del quartiere che cercavano la pizza semplice guardavano contrariati, quasi spaventati, le pizze particolari che preparavamo. I primi anni sono stati quasi deprimenti, eravamo anche sul punto di mollare, poi “Pizza Chef” è esplosa così come la pizza in teglia a Roma. Oggi c’è più consapevolezza e preparazione da parte dei clienti e, quando questi tornano, cercano la pizza particolare, quella nuova e originale. Questo ci riempie di soddisfazione e di conseguenza ci divertiamo di più a pensare le nostre ricette.
