Un viaggio chiamato pizza

Omaggio ai pizzaioli “che fanno la rivoluzione”

Dall’Italia al Giappone, passando per l’Europa e gli Stati Uniti, la pizza vive oggi una stagione d’oro, che può essere raccontata come un grande viaggio.
È un percorso che nasce nel Sud Italia e si diffonde nel mondo, seguendo le rotte di maestri capaci di trasformare un mestiere antico in un linguaggio universale, fatto di tecnica, cultura e identità condivisa.
Ma, se la pizza oggi è diventata un alfabeto globale capace di accogliere ogni sperimentazione, lo deve anche a chi, in America, ha agito come pioniere della rottura.
Mentre i Maestri italiani esportavano la tecnica, oltreoceano due figure ribaltavano il concetto di pizza:
Ed LaDou, l’anarchico della California-style, che trattò la pizza come una tela bianca per l’alta cucina, e Sam Panopoulos, che con la sua “Hawaiian” (la celebre pizza con l’ananas), nata per gioco nel 1962, ha creato il mito pop più divisivo di sempre, dimostrando che la pizza non aveva più confini.
In questo lungo percorso tra rigore e frontiere, la pizza ha compiuto il suo miracolo più grande: restare fedele a se stessa pur cambiando pelle in ogni dove, liberandosi dai dogmi e compiendo un’infinita rivoluzione.
Per ricostruire questo “cammino”, vogliamo però ricordare alcuni dei nomi che hanno maggiormente rivoluzionato il mondo pizza in questi ultimi anni.
 

I protagonisti
Partiamo, allora, da L’Antica Pizzeria da Michele, insegna storica napoletana fondata nel 1870: simbolo dell’ortodossia.
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Marinara e margherita come manifesto, file costanti fuori dalla porta e una fama che ha superato gli oceani. Con il progetto “Michele in the World”, il marchio conta oggi 75 sedi in più continenti.
Sempre in Campania, ma poco più a nord, ad Aversa, incontriamo Roberta Esposito. La sua pizza è un connubio perfetto tra ricerca sugli impasti e materie prime d’eccellenza: un luogo dove la tradizione incontra un’estetica moderna e curata.
Scendendo verso il Cilento, patria della biodiversità, Cristian Santomauro si fa interprete di una pizza identitaria, realizzata con grani locali e prodotti del territorio, dando voce a un Sud meno raccontato, ma sempre più protagonista.
Risalendo la penisola facciamo tappa nel Lazio, a Terracina, città natale di Giorgia Caporuscio. Il suo percorso è proiettato oltreoceano: imparando i segreti del mestiere sotto la guida del padre, Giorgia è oggi una stella a New York ed emblema del movimento “Women in Pizza”, a supporto delle donne nel mondo della ristorazione.
 

A Roma nasce invece l’esperienza di Daniele Cason, che ha portato il suo talento fino a Tokyo.
Con il suo “Pizza Bar” al 38° piano del “Mandarin Oriental”, ha applicato alla pizza il dirompente concetto di omakase. Il disco di pasta diventa così il punto di intersezione perfetto tra la cultura gastronomica italiana e quella giapponese.
Scendendo lungo l’Adriatico arriviamo a Brindisi, porto di partenza di Francesco Calò. Dopo aver conquistato Vienna, è tornato in Italia per inaugurare a Roma “Avenida Calò”, una sintesi raffinata della sua esperienza mitteleuropea.
Nel Nord-Est, il Veneto ha costruito una scuola riconoscibile, di cui Denis Lovatel è il degno rappresentante. Lovatel non ha solo alleggerito la tradizionale pizza veneta, ma ha fondato la sua filosofia sulla sostenibilità e sull’identità del territorio montano.
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Oltreconfine
Oltreconfine, Londra è diventata una vetrina imprescindibile.
Qui opera Michele Pascarella: per lui tutto è cominciato da un food truck, trasformato poi in ristoranti di successo. La sua pizza esplora la tradizione combinandola con tecniche moderne e ingredienti stagionali.
Anche Parigi ha vissuto una rivoluzione grazie a Peppe Cutraro. Da “scugnizzo” dei Quartieri Spagnoli a “Re della Pizza”, unisce l’istinto napoletano a un’imprenditoria moderna, firmando un successo fatto di tecnica e orgoglio.
Tornando a New York troviamo Anthony Mangieri. Di famiglia italo-americana, è un purista ossessivo: lavora ogni singolo impasto a mano, seguendo una filosofia di estrema semplicità che ha reso la sua pizza un culto mondiale.
Sempre a Manhattan, Ribalta è il tempio del gusto firmato Prosino e Cozzolino: tra Union Square e un’atmosfera vibrante, spiccano la pizza contemporanea e quella a metro super croccante.
 

In questo lungo percorso tra rigore e frontiere, la pizza ha compiuto il suo miracolo più grande: restare fedele a se stessa, pur cambiando pelle in ogni dove, liberandosi dai dogmi e compiendo un’infinita rivoluzione.
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by Annatina Franzese

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