L’Italia che piace all’estero

La lezione di Rorato

Per comprendere le caratteristiche vere della cucina italiana, amata non solo dal turismo internazionale che visita il nostro paese ma anche da quanti vivono in ogni angolo del mondo dove la ristorazione italiana gode di grande fama, bisogna risalire alla storia.
Quasi tre millenni orsono, nell’Italia meridionale, sono arrivate molte decine di comunità provenienti dalla Grecia che hanno portato quanto di meglio c’era non solo in Grecia ma in buona parte della Mezzaluna fertile (dall’Egitto alla Persia passando per l’Armenia) e ricordiamo a tal proposito i tre prodotti fondamentali della civiltà alimentare occidentale: il frumento, la vite e l’ulivo. Ai tempi dell’antica Roma, grazie alle spedizioni militari romane, arrivarono nel nostro Paese numerosi prodotti dalle fertili terre del vicino Oriente, fra cui le ciliegie e le albicocche, oltre ad ortaggi deliziosi, come gli asparagi. Nel settimo-ottavo secolo d.C. arrivarono nel sud Italia gli Arabi, portando gli agrumi, i carciofi, il riso e la pasta secca, che diventerà, nei secoli successivi, una delle bandiere della gastronomia italiana.
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Possiamo fermarci ma già abbiamo capito che gli abitanti della nostra Penisola, oltre ad attirare altre popolazioni, come i Greci e gli Arabi già ricordati – e, nel frammezzo, i Longobardi, diffusori nel nord dell’arte dello spiedo - ed a far tesoro del meglio delle produzioni nate lontano, come le spezie dal lontano Oriente, lo stoccafisso dall’estremo nord ed i tanti prodotti arrivati dal Nuovo Mondo, seppero fondere in modo fantasioso tutti questi prodotti in piatti di eccezionale bontà, varietà, bellezza.
La cucina moderna, quella sviluppatasi a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quella che piace tanto agli stranieri, non è nata all’improvviso ma è l’evoluzione di una cucina nata nella Magna Grecia, elaborata nei palazzi dei patrizi romani, arricchita dagli apporti degli arabi, cui si è successivamente aggiunto quanto di meglio le Repubbliche Marinare - Venezia, Genova, Pisa, Amalfi - trovarono nel mondo e portarono a casa. Un momento fondamentale nell’evoluzione della cucina italiana va fissato tra il 1400 e il 1500, cioè nei periodi conosciuti come Umanesimo e Rinascimento.
In questi secoli si sviluppa in Italia il culto della bellezza che troviamo visivamente nelle opere dei grandi artisti del tempo - Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Tiziano, Giorgione, Bellini e molti altri - un culto della bellezza che si trasferì anche nelle cucine dei principi e dell’alta borghesia italiana, grazie anche a grandi cuochi che hanno lasciato un’eredità goduta ancor oggi. Basti ricordare, fra gli altri: Martino da Como, Bartolomeo Scappi, Bartolomeo Sacchi e Cristoforo di Messisbugo, le cui ricette girarono per le corti europee dando un forte contributo al miglioramento della cucina del nostro continente.
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Quando parliamo della cucina italiana attuale, recentemente divenuta patrimonio universale dell’UNESCO, ci riferiamo a una cucina che ha le radici appena raccontate e che ha saputo conservare, nel volgere dei secoli, uno stretto rapporto con il territorio ed i suoi prodotti, mostrando l’amore italiano per la bellezza, con un’affascinante ricchezza di gusti e di sapori.
La cucina italiana che piace all’estero, realizzata in migliaia di ristoranti piccoli e grandi in tutti e 5 i continenti, è quella che nasce dalle consolidate tradizioni delle nostre regioni, arricchita dalla bravura di tanti cuochi professionisti che - dal Giappone agli USA, dalla Cina al Sud America - sanno trasfondere nei loro piatti la cultura e la civiltà gastronomica italiana, i profumi dei prodotti italiani, con l’impiego del nostro straordinario olio extravergine d’oliva, dei nostri stupendi formaggi e dei meravigliosi prodotti dei nostri orti, dall’Alto Adige a Pantelleria.
In più, in quei piatti, c’è l’amore dei cuochi italiani all’estero per la loro terra d’origine, per la bellezza del nostro Paese, per i fantastici cromatismi dati dalla gran varietà dei nostri prodotti.
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I cuochi italiani all’estero - e ce ne sono di veramente bravi - sono gli ambasciatori di un patrimonio davvero unico e molto prezioso ed è anche grazie a loro che ogni anno decine di migliaia di buongustai stranieri vengono in Italia attratti dalla nostra cucina.
È vero che molti fra costoro scelgono il tour delle stelle Michelin, dato che la "Guida Rossa" è quella più conosciuta all’estero; poi, scoprono che, nei piccoli ristoranti e nelle trattorie di paese, c’è una cucina ancor più straordinaria che dà soddisfazioni gastronomiche e culturali spesso del tutto impreviste.
È la cucina di paese, quella più legata alle tradizioni locali, diversa da un luogo all’altro, con piatti che spesso risalgono a epoche lontanissime.
Questa è la vera cucina italiana, quella trasmessa dalla sapienza delle generazioni, a volte realizzata con materia prima povera e poco costosa ma con una ineguagliabile ricchezza di gusti che obbligano a richiedere il bis.
 
Ed è proprio questa cucina ad essere stata privilegiata dai gourmet di tutto il mondo che arrivano di continuo nel nostro Paese e che è stata, a giusta ragione, riconosciuta dall’UNESCO come “patrimonio immateriale dell’umanità”, un tesoro da conservare per le future generazioni e per quanti verranno a trovarci nei secoli futuri.
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di Giampiero Rorato

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