Ti porto il pranzo a casa

Apro questo articolo con una citazione di qualche anno fa, ma che continua a rendere bene l'idea della passione, non solo nostrana, per il nostro piatto nazionale preferito: "Adoro il cibo tradizionale inglese, ma non c'è nulla di meglio di un buon piatto di pasta" (Naomi Campbell).
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Se lo ha detto Naomi, con il suo invidiabile successo riscosso sulle passerelle di tutto il mondo, significa che la pasta è affrancata da qualunque critica dall’essere un piatto gustoso, sano e disponibile ai quattro angoli del globo! Ovviamente non aspettiamoci di mangiare degli spaghetti al pomodoro presso una tribù inuit in Groenlandia ma: “paese che vai, pasta che trovi”!
Tra le tante opportunità legate alla delivery, da qualche anno troviamo sicuramente una presenza importante a livello nazionale della pasta, uno dei piatti preferiti dagli italiani. Le ricette regionali seguono i coraggiosi imprenditori che le hanno diffuse in Italia, ma anche all’estero con la particolarità di aver dovuto adattare un grande classico per essere trasportato e degustato anche lontano dalla sala del ristorante...
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Ovviamente partiamo dai piatti di pasta consegnati a domicilio in Italia: purtroppo non abbiamo dei dati univoci perché il mercato della ristorazione non diffonde dati rilevati da enti certificatori ma, analizzando i report degli ultimi anni pubblicati da Justeat e Deliveroo, gli ordini di pasta hanno una tendenza stabilmente positiva, addirittura in crescita in diverse province.

La foto della clientela ci riporta che gli ordini sono equamente ripartiti fra donne e uomini, l’età dei clienti oscilla tra i 18 ed i 55 anni ed il 52% di chi ha fatto ordini ha dei figli. La prima domanda è quasi scontata: qual è il piatto di pasta più ordinato d’Italia? Non c’è una ricetta univoca ma posso affermare senza troppi dubbi che la pasta al sugo (molto spesso con aggiunta di carne) mette d’accordo quasi tutte le preferenze delle cucine regionali: che sia un’Amatriciana, i Malloreddus alla Campidanese, le Tagliatelle al ragù all’emiliana, la Chitarrina con le pallotte alla Teramana, gli gnocchi alla salsiccia piemontesi o i cavatelli alla salsiccia molisani, carne e sugo si manifestano spesso insieme da nord a sud. Altresì non si può continuare questo elenco senza inserire in lista verso il primato nazionale la pasta al forno (nelle varie declinazioni) e le lasagne: insomma, quando si parla di pasta, spesso non si scappa dal ricordo evocativo e nostalgico del profumo da “domenica mattina a casa della nonna”.
 
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Partendo dall’assunto che l’Italiano medio sia in grado di cucinare decentemente un piatto di pasta al sugo, ho posto accademicamente la domanda su quale potesse essere la “molla” che spinge un italiano ad ordinarne un piatto domicilio. Le risposte sono le più varie e spaziano più o meno trasversalmente dalla mancanza di tempo al frigo vuoto: alcuni palesano il desiderio improvviso, altri semplicemente la gratificazione dopo una giornata difficile. Che siano studenti fuori sede o professionisti, mamme, single o fidanzati, le risposte sono pressoché sovrapponibili. Agli albori della consegna a domicilio, la pasta è stata spesso maltrattata e bistrattata, scodellata in contenitori poco consoni, consegnata ben oltre il tempo di cottura o consumo. Insomma, se lo volessimo raccontare in modo condito sarebbe un mezzo disastro! Eppure, l’italico appetito di primi ha costretto la categoria dei ristoratori ad ingegnerizzare ed ottimizzare le ricette e le cotture, scegliere i contenitori più adatti e le posate più robuste.
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Sistemato il lavoro a monte, molto è stato fatto nella ricerca dei sistemi più ingegnosi per portare a casa del cliente l’esperienza positiva di aprire la confezione e consumare con soddisfazione il piatto di pasta preferita senza rimpiangere la scelta fatta.

Con un po’ di studio ed applicazione alla lettura delle recensioni delivery, nelle principali città italiane si può provare l’azzardo di ordinare un piatto di pasta alla carbonara, un’amatriciana o le tagliatelle al ragù, contando sulla ragionevole certezza che riceveremo a domicilio qualcosa di molto simile a ciò che avremmo gustato seduti in trattoria. La Carbonara, da sola, meriterebbe un trattato: alzi la mano chi non ha mai vissuto la drammatica esperienza di un effetto “frittata di pasta” per un’esecuzione domestica maldestra. Per molti ristoranti è un vanto assoluto, ma bisogna sedersi in sala. Da qualche anno, altri chef si sono impegnati a ricreare l’esperienza degustativa della carbonara con estremizzazioni che hanno trasformato la classica ricetta in un raviolo ripieno per provare a trasportare il delicatissimo contenuto nella ristorazione delivery.
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Nel 2017 è iniziata l’avventura di un gruppo di lavoro in una realtà milanese che si è specializzata nella pasta a domicilio, PASTAàGOGO di Mirco Spina e Ivan Bortotsi, che nel 2021 si è meritata lo “scolapasta d’oro” (non quello del celebre torneo di tennis di Tognazzi...). Il piatto di pasta preferito dagli avventori di PASTAàGOGO è proprio la carbonara che ha riscosso univoci consensi da parte di avventori e critica. La storia raccontata dai due founders li accomuna a tanti colleghi ristoratori: passione, studio ed attenzione agli ingredienti (provenienza certificata) ma con un importante investimento in ricerca per trovare il giusto equilibrio, la cottura al dente ed il contenitore “perfetto” nel quale trasportare le proprie creazioni.
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Sicuramente convincere l’Italiano medio ad ordinare un piatto di pasta a domicilio non è semplicissimo, ma una startup lanciata a settembre 2021 sul mercato, ha fatto leva sul desiderio di un piatto iconico ma tanto gustoso, quanto complesso da cucinare: le lasagne. “Nonna Rita”, creazione di Carlo Ziller e Dario Marcello (che oggi hanno in squadra anche il gruppo di Casa Surace), è una startup che nasce per proporre la succulenta specialità bolognese a base di sfoglia di pasta fresca, ragù e besciamella. Nonna Rita è un virtual brand, disponibile sulle app di delivery, che mantiene uno stile tradizionale ed attento alla lavorazione degli ingredienti freschi ed al particolare confezionamento. La loro lasagna è stata ingegnerizzata con attenzione particolare a ricette e contenitori che possano rendere al meglio il prodotto quando viene porzionato, confezionato e consegnato.
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Una porzione di lasagna di Nonna Rita è la fine di un percorso complesso di cui i due founders sono così sicuri del risultato da aver coniato sul loro sito la definizione della propria porzione: “350 grammi di puro amore”. Interessante la scelta di proporre non solo la lasagna alla bolognese ma anche quella verde, solo con besciamella e verdure e quella vegana con il ragù preparato con “beyond meet” (carne surrogata vegetale) per accontentare anche chi ha preferenze diverse in merito alla scelta della ricettazione. Al momento, il servizio di delivery è disponibile nelle città: Milano, Torino, Bergamo e Londra ma stanno lavorando a coprire tutta l’Italia e le principali città d’Europa.
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Domenico Maria Jacobone

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