La Cucina Italiana
Patrimonio dell'Umanità
Il 10 dicembre scorso l’Unesco ha promosso la cucina italiana a “Patrimonio immateriale dell’Umanità”, il che non vuol dire che l’Unesco abbia affermato che la cucina italiana sia la migliore del mondo (anche perché ci sono altre cucine favolose, come ad esempio la cinese, la giapponese e la malese), ma sicuramente l’Italia è la prima ad avere presentato con grande determinazione la domanda per un meritato riconoscimento internazionale.
L’inserimento nell’elenco dei Patrimoni immateriali dell’Unesco certifica che la cucina italiana, nelle sue tante varianti regionali, è un patrimonio culturale di primaria importanza anche perché, attraverso i prodotti che impiega, racconta la lunga storia dei rapporti che l’Italia ha avuto, nel corso dei secoli, con realtà geografiche e produttive anche lontanissime.
Per fare qualche esempio, ricordiamo che i coloni greci arrivati nel Sud Italia tra il nono e l’ottavo secolo a.C. hanno portato il frumento, la vite e l’ulivo; che i Romani hanno importato, grazie alle guerre con il vicino Oriente, numerose piante da frutto, oltre alla tecnica panificatoria imparata dai greci; che gli Arabi, arrivati nel settimo-ottavo secolo d.C., oltre a importare dal lontano Oriente il riso, il pepe ed altre spezie ci han fatto conoscere la pasta secca.
