Spreco? Zero!

Con Andrea Segrè e Last Minute Market la ricetta per costruire un futuro sostenibile.

Last Minute Market è una società spin-off accreditata dall'Università di Bologna che nasce nel 1998 come ricerca coordinata dal Prof. Andrea Segrè presso la Facoltà di Agraria. Nel 2008, Last Minute Market si trasforma in Spin Off universitario e nel 2019 in Impresa Sociale. L’obiettivo è quello di affiancare le aziende della Grande Distribuzione Organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari. Oggi gli ambiti di azione si sono ampliati ad altre tipologie di beni non alimentari e Last Minute Market si occupa così di prevenzione delle perdite e degli sprechi a 360 . La società promuove un’azione di sviluppo locale sostenibile, con ricadute positive a livello ambientale, economico e sociale, non solo sopperendo alle necessità materiali di determinate fasce di cittadini, ma anche assumendo un’interessante valenza educativa nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica alle problematiche dello spreco, incentivando il consumo consapevole.
 
Spreco Zero invece, nata nel 2010, è l’unica campagna permanente di sensibilizzazione dedicata in Italia al tema dello spreco alimentare. Promossa da Last Minute Market, realizzata in stretta partnership con il Ministero dell’Ambiente e i progetti Reduce e 60 Sei Zero, Spreco Zero è diventata rapidamente movimento di pensiero, nonchè strumento di lavoro attraverso la Dichiarazione Congiunta firmata da uomini di scienza e di cultura, insieme a centinaia di cittadini, per individuare obiettivi e contenuti della Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 gennaio 2012, unico atto istituzionale europeo sul tema.
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Da Spreco Zero sono nate alcune altre campagne: “Carta Spreco Zero”, sottoscritta da oltre 800 Sindaci italiani delle metropoli e di tante altre amministrazioni grandi e piccole; “Primo non Sprecare”, ovvero pranzi e cene realizzati con cibo di recupero dagli sprechi, griffati da grandi chef; “Premio Vivere a Spreco Zero”, ideato nel 2013 per promuovere e condividere le buone pratiche di prevenzione degli sprechi alimentari, riduzione degli sprechi di acqua ed energia, mobilità sostenibile, prevenzione dei rifiuti, riduzione del consumo di suolo, economia circolare e sana alimentazione adottate sul territorio nazionale da soggetti pubblici e privati, valorizzando le esperienze più rilevanti e innovative, così da favorirne la diffusione e la replicazione sul territorio.
 
Andrea Segrè, Professore ordinario di politica agraria internazionale all’Università di Bologna e fondatore della campagna Spreco Zero afferma: “Nella rincorsa ai 17 obiettivi di sostenibilità dell’Agenda delle Nazioni Unite, messa a dura prova dalla crisi pandemica, raccogliere le azioni positive e innovative aiuta a garantire che l'Agenda globale resti "rilevante ed ambiziosa" e che la società civile possa realmente concorrere a rendere più sostenibile l'attuale modello di sviluppo. Prevenire e ridurre gli sprechi alimentari, idrici ed energetici, promuovere l’uso efficiente delle risorse e l’economia circolare, custodire la biodiversità, sensibilizzare comportamenti sostenibili come gli stili e i sistemi alimentari legati alla dieta mediterranea sono quei comportamenti che rappresentano la via maestra per camminare insieme verso la fine di un decennio determinante per il futuro del mondo. Stili di vita che vanno promossi ad ogni livello: enti pubblici e imprese, ma anche nelle nostre case e nel quotidiano dei cittadini, delle associazioni, delle scuole. Una rivoluzione alla portata di noi tutti: Vivere a Spreco Zero è la meta nel viaggio che ci può guidare al traguardo del 2030”.
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I dati di Waste Watcher International Observatory ci restituiscono intanto la “fotografia” dell’Italia pandemica: un Paese che sembra “risorgere” dalle sue cucine. Reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’OPA sul loro futuro: la tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, con “solo” 27 kg di cibo sprecati a testa nel 2020 (529 grammi a settimana), 3,6 kg in meno all’anno rispetto al 2020, ovvero l’11,78% e 222.000 tonnellate di cibo “salvato” in Italia per un risparmio di 6 € pro capite, 376 milioni € a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale e sfiora il costo di 10 miliardi € l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 €. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/ DISTAL Università di Bologna per la campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).
 
La mappa dello spreco nella penisola ci spiega che siamo più spreconi a sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (circa 600 grammi a settimana) e nei piccoli centri, mentre si spreca meno a nord (- 8%, circa 489 grammi a settimana) e nel centro Italia (- 7%, circa 496 grammi settimanali). Sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono più virtuosi e oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni (fonte: Università di Bologna – Distal con Last Minute Market e campagna Spreco Zero su rilevazioni Ipsos).
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“La Dieta Mediterranea – continua Segrè – dal 2010 è patrimonio immateriale dell’umanità e ogni 16 novembre la celebriamo, nel mondo. Solo negli ultimi cinque anni, per , con un’accelerazione notevole nel tempo sospeso dalla pandemia, è finalmente riferimento centrale nell’elaborazione delle politiche di trasformazione dei sistemi agroalimentari globali. Nell’ambito dei Dialoghi per il Food Systems Summit 2021, attraverso il tavolo dei lavori che ho coordinato per il Ministero degli Affari Esteri, abbiamo elaborato un documento di sintesi delle posizioni, obiettivi e priorità individuate dagli operatori e stakeholders dell’intera filiera agroalimentare italiana. Presentato nell’estate scorsa, per iniziative delle Università di Bologna e Teramo con il network della Conferenza nazionale per la didattica universitaria di AG.R.A.R.I.A (una rete di 25 Atenei che ospitano la didattica in campo agroalimentare), il documento ha precisato che la dieta mediterranea è la principale strategia nutrizionale sostenibile, perchè permette di ridurre gli sprechi e distribuire al meglio le risorse, valorizzando con solide basi scientifiche il legame con la storia e il territorio.
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Uno strumento essenziale, nel nostro quotidiano, sul quale improntare le abitudini alimentari per ridurre l’impatto ambientale del cibo, preservare la biodiversità e legare la salute dell’uomo a quella del Pianeta. Lo provano ormai corposi studi epidemiologici supportati dai dati scientifici: lo stile mediterraneo stimola l’adozione di modelli responsabili di produzione e consumo. Sappiamo d’altra parte che il sistema alimentare globale, che include tutte le emissioni generate lungo l’intera filiera della produzione fino al consumo, contribuisce per circa il 25-30% delle emissioni antropogeniche di gas serra. Limitare l’innalzamento della temperatura globale implica un rapido cambiamento delle nostre abitudini di produzione e fruizione alimentare e il nostro orientamento verso diete a basse emissioni di carbonio, che prevedono un consumo maggiore di vegetali e frutta e una riduzione di consumi di carni rosse. Un’unica salute, quindi – uomo, ambiente, animali – e non solo: il cambiamento climatico avrà un ulteriore impatto sulla resa agricola, sulla qualità e sull’offerta del cibo a qualsiasi latitudine, con un probabile aumento dei costi di approvvigionamento alimentare per i cittadini. Si parla di un rialzo intorno al 23% da qui al 2050, senza modifiche sostanziali agli scenari in atto. Per questo la sfida - il “future challenge”- ci riguarda tutti, senza distinzione di provenienza, etnia, religione.”
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a cura della redazione

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