Globalizzazione o difesa del territorio?

Entrando in un supermercato e fermandoci davanti a uno scaffale di prodotti in barattoli o di bottiglie d’olio d’oliva si resta colpiti dalla provenienza dei contenuti. Leggendo, se ci riusciamo, quanto scritto in caratteri minuscolissimi su quei barattoli metallici, si viene a sapere il nome di chi li ha confezionati, ma troppe volte l’origine del prodotto è ignota. Lo stesso vale per l’olio extravergine d’oliva o anche olio d’oliva, quando si trova scritto “prodotto nell’Unione Europea”, termine che non significa nulla, perché può essere Spagna ma anche Africa del Nord o qualsiasi parte del mondo introdotto in Europa in modo illecito, cosa che i media hanno molte volte denunciato.
Questa è la globalizzazione, che significa che tutti i prodotti del mondo possono essere facilmente esportati in qualsiasi parte del mondo, per cui pian piano i singoli Paesi vanno perdendo le loro tipicità poiché a prevalere sono i prodotti più convenienti.
E lo sanno bene le multinazionali che, anche attraverso interventi di modifica genetica, privilegiano i prodotti che rendono di più, si conservano di più, producono di più, permettono di guadagnare di più. E tutto questo a scapito delle vecchie produzioni locali, le antiche varietà di frumento, di mais e di altri cereali; degli ortaggi di più lunga storia che le generazioni passate hanno lasciato che fosse la natura a modificarli, attraverso incroci spontanei, senza mai intervenire dall’esterno.
Lasciando alla natura di operare secondo le proprie leggi (non quelle seguite in certi sofisticati laboratori) ogni luogo è andato arricchendosi di prodotti locali, tipici di quel territorio e non di altri, in una moltiplicazione delle varietà che è la vera ricchezza alimentare offertaci dalla natura.
 
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Il grande dilemma

Entrando in un supermercato ci si trova dunque davanti a una scelta: prendo il prodotto che costa meno, non importa da dove arriva o cerco il prodotto che nasce nel territorio più vicino, anche se costa un po’ di più?
La stessa cosa riguarda il pane: prendo il pane prodotto dal mio fornaio artigiano o vado al supermercato e prendo del pane confezionato non importa dove, quando e come, costando meno di quello del mio fornaio artigiano?
Non c’è dubbio che molti, ritenendo di dover assolutamente risparmiare, acquistano quello che costa meno, ma in questo modo non si fanno i propri interessi. Quando si parla di cibo si parla di un argomento che riguarda la propria salute, per cui anche se si spende qualche centesimo di più al giorno per il pane artigiano o per l’olio extravergine d’oliva (100% italiano), o per prodotti in barattolo dichiarati 100% italiani o per carne italiana sia ha la certezza di acquistare cibo sano e salutare, dal momento che l’Italia è il Paese con le leggi igienico-sanitarie più rigide di ogni altro paese dal mondo e ciò è una seria e ottima garanzia.

Una corretta risposta

Quale prodotto dunque acquistare? Precisiamo meglio la risposta che abbiamo dato.
Da preferire sempre e comunque i prodotti di casa nostra, ma anche altri Paesi producono bene e, con un po’ di attenzione, si possono acquistare bene anche prodotti provenienti dall’estero.
Lo facciamo già con le banane e l’altra frutta esotica, con la quinoa, i semi di chia (Salvia Hispanica), lo Champagne e moltissimo altro ancora.
L’Italia, fin dai tempi dell’antica Roma, ha, infatti, sempre importato quanto di buono ha trovato nel mondo e l’ha fatto suo – dal frumento alle viti, dalle spezie allo stoccafisso, dai pomodori al cacao, dal tacchino al caffè – per cui non ha senso bloccare questi scambi e queste importazioni. Ma occorre fare attenzione che siano prodotti buoni, sani, capaci di arricchire e variare utilmente la nostra alimentazione, trascurando i prodotti altrui che sostituiscono i nostri, solo perché costano meno.
E questa è un’attenzione che ci aiuta a spendere bene e ad alimentarci bene...
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di Nives Piva

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