Galeotto fu(d)
L’intelligenza del caso
“É stato un caso”.
Francamente, era l’ultima risposta che ci si sarebbe aspettati da Stefano Callegari, chiedendogli come sia nato il Trapizzino.
Francamente, era l’ultima risposta che ci si sarebbe aspettati da Stefano Callegari, chiedendogli come sia nato il Trapizzino.
Come se inventare una delle trovate gastronomiche più intelligenti degli ultimi vent’anni fosse la cosa più naturale del mondo.
Eppure, lui la racconta così: con la naturalezza di chi voleva semplicemente aprire la sua seconda pizzeria, visto che la prima, dove faceva una classica pizza tonda, aveva ottenuto calorosi riscontri.
Per la nuova apertura, meditava di cambiare un po’ la formula, prediligendo una base in teglia da condire con le più amate e riconosciute ricette della cucina romana; servita al taglio, affinché il servizio diventasse ancora più veloce e si potesse mangiare anche camminando.
C’era solo un grande limite nel suo progetto: la scomodità. Immaginava, infatti, il condimento scappare da tutte le parti, a ogni morso, trasformando quel pasto in un balletto piuttosto coreografico, fatto di mosse fantasiose e tentativi creativi, perché il boccone non perdesse nemmeno un grammo del piacere che era in grado di suscitare.

