Dire donna senza stereotipi

Noemi Caracciolo dialoga con Carlo Fumo

Carlo Fumo è il “creatore” di “Pizza Girls”, nato nel 2019 come primo format tutto al femminile dedicato alle donne della pizza. In onda su Rai 2, adesso il regista si prepara a una nuova fase di espansione tra tv, social, podcast e nuovi progetti, mantenendo al centro storie, passione e autenticità.
 
Pizza Girls arriva su Rai 2, ma guarda al web: cosa significa e quali novità vedremo in questa stagione rispetto alle precedenti?
Arrivare su Rai 2 non è solo un cambio di canale, è finalmente un ingresso in daytime sulla seconda rete, con 8 puntate che vanno in onda ogni domenica dal 7 giugno al 26 luglio, alle 9:15.
Queste puntate sono le stesse che abbiamo lanciato ufficialmente a settembre come originali RaiPlay, con 8 pizzaiole che fanno la pizza in studio e altre 8 che curano la rubrica “pizza fatta in casa”, che porta il programma anche nelle cucine dei VIP come Paolo Belli, Martina Stella, Costanza Caracciolo, Ludovica Nasti, Guillermo Mariotto, Claudio Guerrini e Beppe Convertini.
Parallelamente, però, il progetto cresce molto sul web: il programma resta visibile tutto l’anno - non solo in un periodo limitato - e questo ci permette di essere presenti 7 giorni su 7, con un’offerta continua verso la community, oltre a libri, merchandising e iniziative come il talk e lo showcooking che abbiamo realizzato a Tuttofood.
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Quanto è importante, per un format food, parlare il linguaggio dei social e delle piattaforme online?
È fondamentale. Oggi il web, soprattutto YouTube, è una piattaforma così potente che sta iniziando a sostituire, in molti comportamenti di consumo, il canale classico del broadcast televisivo.
Per un format food come Pizza Girls significa parlare in modo diretto, quotidiano, a 360 gradi, avendo una presenza H24 su più piattaforme, ognuna con il suo linguaggio: TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e, a breve, anche il podcast su Spotify, che sarà poi anche sul canale ufficiale YouTube.
Significa anche capire che le tendenze cambiano in continuazione, quindi bisogna adattarsi, studiare gli algoritmi, lavorare di team e creare contenuti specifici per ogni piattaforma, senza copiare e incollare lo stesso materiale ovunque.
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Come integrate i social nella produzione per coinvolgere il pubblico? Quale canale ha funzionato meglio finora e perché?
Abbiamo creato un team interno fatto di filmmaker, editor e social media manager, che lavora in sinergia con la produzione televisiva e con il progetto online.
Su YouTube il piano editoriale è molto strutturato: 3 video a settimana per 33 settimane, per un totale di 160 video all’anno, con 16 pizzaiole che si sfidano in 6 categorie competitive (gourmet, fatta in casa, healthy, margherita, fusion e altre) il lunedì e il venerdì, mentre il mercoledì carichiamo i video dell’“Academy”, in cui si spiega come si fa la pizza in modo più didattico.
Questi video principali poi si trasformano in una montagna di contenuti su Instagram, Facebook e TikTok, con estratti, dietro le quinte, ricette in formato snack e interazioni con la community.
YouTube resta il nostro “hub digitale”, perché è lì che accumuliamo più contatti e dati, ma TikTok si sta rivelando molto potente per raggiungere pubblico giovane e far circolare velocemente contenuti legati al food.
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Cosa rappresentano oggi le pizzaiole nel panorama gastronomico italiano e cosa è cambiato nel tempo?
Quando abbiamo iniziato nel 2019 le pizzaiole le cercavamo quasi con la lente di ingrandimento; oggi, per una sola stagione arrivano oltre 60 persone ai casting e abbiamo già circa 100 contatti di pizzaiole da poter coinvolgere in futuro.
Nel progetto complessivo, tra versione tv e versione online, sono già girate quasi 40 pizzaiole: mamme, imprenditrici, titolari del proprio locale, che hanno trovato nel programma una vetrina per raccontare la propria storia professionale ma anche personale.
Ogni puntata viene dedicata a una donna iconica della storia italiana che ha cambiato il Paese in un modo o nell’altro, così parliamo di pizza ma anche di ruolo delle donne, di coraggio, di resilienza, senza forzature né stereotipi.
 
Pizza Girls ha un taglio molto umano oltre che gastronomico. Quando scegliete le protagoniste, cosa cercate davvero nelle loro storie?
Cerchiamo prima di tutto valori, sincerità e passione per il proprio lavoro.
Abbiamo imparato a riconoscere le persone che fanno davvero questo lavoro ogni giorno, con sacrifici, turni massacranti e gestione di un’attività spesso propria, rispetto a chi magari arriva solo per approfittare della visibilità televisiva o del trend del corpo femminile sul web.
Non mettiamo paletti estetici, di provenienza o di padronanza del linguaggio; se una candidata ha meno confidenza davanti alla telecamera ma grande autenticità, la aiutiamo, la formiamo, la prepariamo, perché per noi è importante raccontare la persona reale, non solo la parlata perfetta.
Vediamo anche il lavoro di regia e di autore come un modo per cambiare positivamente la vita di chi partecipa: tante delle nostre pizzaiole ci raccontano che entrare nel programma ha aumentato la visibilità del locale, la fiducia in loro stesse o le opportunità di crescita personale.
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Guardando al futuro, dove immagini Pizza Girls tra social e TV?
Bella domanda. Lo vedo sempre più crossmediale, fluido e multitasking.
Un progetto nato in tv ma che vive su più fronti, con contenuti continuativi online, una presenza fisica nelle pizzerie del franchising e nuovi canali di racconto tramite libri, podcast e prodotti merchandise.
Abbiamo già programmato le linee editoriali per il 2027 e il 2028. Nel futuro, potremo anche esplorare nuovi linguaggi, come formati in 3D o esperienze immersive con visori VR, per far “entrare” il pubblico virtualmente nella pizzeria di “Pizza Girls”.
Nel frattempo, puntiamo molto su tv, social, podcast e franchising, raccontando sempre storie autentiche, con una sensibilità fortemente al femminile ma senza stereotipi, perché per noi il format continua a essere un progetto raro in Italia: un viaggio lungo, fatto di etica, valori e molto amore per la pizza.
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