Qui, l’unico vero confine invalicabile è quello della fantasia. Assaggiare le creazioni di Francesco mi ha fatto tornare alla mente una frase che mi ripeteva il mio professore di Storia dell’arte al Liceo: “Picasso, prima di disegnare come Picasso, ha imparato a dipingere come Michelangelo”.
La pizza “tradizionale” di Francesco è impeccabile, come si può sperimentare nella “Semplice non vuol dire facile”, una Margherita in doppia cottura con Antico pomodoro di Napoli, mozzarella di bufala campana, parmigiano Reggiano 36 mesi, olio extravergine di oliva Chianti Classico DOP e basilico. Come pure eccellente è la frittatina di pasta (la “Miseria e Nobiltà” perché arricchita da tartare di tonno rosso, caviale di aringa affumicato e maionese al cipollotto arrosto).
Particolarmente piacevoli, però, sono anche tutte le signature della casa, tra cui la “Salerno Milano”, ovvero una zeppola (qui detta “sfera fritta”) con ossobuco da ragù napoletano, servita su spuma di patate al midollo e zafferano: un vero casello delle autostrade del gusto; il Tortellino, ovvero una pizza fritta al brodo di croste di Parmigiano Reggiano, ripiena di maiale e salumi di mangalica, con sfera di panna e demi-glace di pollo. E, infine, la “Umaminara”, un vero capolavoro: una pizza al padellino farcita con pomodoro San Marzano affumicato, crema d’aglio rosso di Nubia, gel di basilico, crema di datterino, polvere d’aglio nero, capperi, origano e polvere di olive nere, con l’aggiunta di quello che viene definito da Mario, socio di Francesco e responsabile della seconda (o forse prima, chissà) anima del locale, quella della cantina, “il nostro Umami”, ovvero la colatura di alici di Cetara.